
Se ben guardi, fra gli onesti par che biasimo non frutti,
ma che elogio invece meriti dir male de’ farabutti.
[Ingiuriare i mascalzoni con la satira è cosa nobile.
A ben vedere, significa onorare gli onesti.
-- citazione di Daniele Luttazzi, 25 marzo 2010]
da “I cavalieri” (424 a.C.), Aristofane
Diversi anni fa (2001) Indro Montanelli si augurava paradossalmente che Berlusconi vincesse le elezioni così da permettere agli italiani d’aprire definitivamente gli occhi sulla realtà di quell’uomo (“io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L’immunità che si ottiene col vaccino.”).
Ahinoi, purtroppo il suo auspicio non s’è inverato: Berlusconi ha governato un’intera legislatura, ma (nonostante la breve parentesi incolore del centrosinistra) è riuscito nuovamente a raccogliere consenso… E così giovedì scorso, intervenendo a Raiperunanotte, Daniele Luttazzi ha cercato di spiegare da par suo perché il Paese, invece di reagire a questa situazione penosa, sembra continuare ad acclamarlo: grande pezzo di satira, alla faccia dei soliti benpensanti, intenti a fissare con sdegno il proverbiale dito che indica la luna piuttosto che cogliere la carica d’indignazione celata dalle metafore!
Come prevedibile in un Paese adagiato nel conformismo e nella ritualità di una retorica muffosa, il suo linguaggio eretico ha scandalizzato parecchi intellettuali e giornalisti (grigi piccoloborghesi sessuofobi senz’ironia), incapaci di riconoscere che quella rappresentazione reagiva all’autentico scempio civile (questo sì davvero osceno e disgustoso!) cui l’Italia è sottoposta da un regime illiberale vecchio quanto la fondazione stessa della Repubblica, tradita sin dalle sue origini. Li scandalizza più un buco del culo che gli armeggi mafiosi e clientelari che appestano questo Paese corrotto?! Li scandalizza la citazione di Aristofane e Quintiliano, ma perché si rifiutano d’intendere che si tratta solo di una generosa rivolta morale contro il palese marciume in cui pure loro sguazzano? IPOCRITI!
«È disarmante vedere firme celebri annaspare di fronte alla satira e alla sua natura. Quello della volgarità, da sempre, è il pretesto principe di chi vuole tappare la bocca alla satira. Che sia chiaro una volta per tutte (i furbastri più o meno interessati mi hanno un po’ stufato): la volgarità è la TECNICA della satira. Con questa tecnica, la satira esprime idee e opinioni. Censurare la satira (in nome del cattivo gusto o di altri princìpi volatili e capziosi) è censurare le opinioni. È fascismo. Chi si attarda in disquisizioni sul buon gusto è un censore. Punto. L’unico limite lo stabilisce la legge: diffamazione, calunnia. La satira è arte: o è totalmente LIBERA, o non è satira.»
Daniele Luttazzi nella replica al direttore di Repubblica (27 dicembre 2007)
Quando qualcuno riesce coraggiosamente a propagare il proprio pensiero lacerando le tacite convenzioni che regolano lo status quo, è sufficiente osservare il tenore delle reazioni pubbliche per avere una perfetta misura del livello di conformismo raggiunto da un Paese. Le strategie censorie tipiche di chi commenta in modo prevenuto (per non dire in malafede) vanno dalla semplice omissione (lo ignoro dunque lo faccio scomparire — questa strategia ha il pregio di essere efficace col minimo sforzo e per questo s’attaglia perfettamente a quei pigroni della televisione pubblica, vedi TG RAI e RaiNews24) all’estrapolazione (cito il passaggio che è funzionale alla mia intenzione di discredito, omettendone il contesto e offrendone una chiave di lettura banalizzata e fuorviante — vedi Corriere della Sera), alla distorsione (minimizzo la realtà fattuale amplificando arbitrariamente la mia percezione soggettiva — vedi Lidia Ravera (l’Unità)), all’assimilazione (costruisco artatamente un’analogia tra l’oratore e l’oggetto, screditando il primo — vedi Francesco Piccolo (l’Unità))…
Riporto qui un commento che condivido molto approposito dello stile di Luttazzi:
Luttazzi usa apertamente un linguaggio esplicito e volgare perché intende offendere il perbenismo del suo pubblico. Luttazzi non è accondiscendente con chi lo ascolta, lo vuole colpire duramente per farlo pensare. Non a caso dopo uno degli applausi ricevuti ha fatto la battuta “state attenti, Hitler ha cominciato così”.
Per questo ieri anche sul blog de “Il Fatto” si potevano leggere commenti contro Luttazzi per la sua metafora esplicita: ci sono persone non abituate a sentir parlare con naturalezza della sessualità. La vera forza di Luttazzi non è solo spiegare le notizie in modo semplice e divertente, ma anche quella di stimolare il pubblico a riflettere in modo critico: lo fa stare male, oppure un po’ vergognare, arrossire, ma alla fine ridere e liberarsi.
Postilla: come tutti sanno, Daniele Luttazzi è stato epurato dalla RAI otto anni fa con il viatico di una querela per diffamazione intentata da Berlusconi e Mediaset e corredata da pretese risarcitorie per 20 milioni di Euro; quello che pochi sanno è che la causa è stata vinta proprio da lui.
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